Quella che segue è una breve nota introduttiva scritta da Andrea Frenguelli, nipote di Ester M.E. Brown Nannarone, autrice delle memorie scaricabili alla fine di questa pagina. Cittadina svizzera, Ester visse a Scanno gli anni della guerra, venuta a bussare alle porte del piccolo paese abruzzese in un momento molto particolare. La posizione del borgo, prossima alla linea Gustav durante l’avanzata alleata, insieme alla particolare morfologia del territorio, facilmente controllabile e isolata dai grandi centri abitati, resero Scanno un avamposto sicuro per i “kommandatur“, presidi di controllo delle SA del terzo Reich. Date le sue origini elvetiche, Ester si ritrovò presto, suo malgrado, a svolgere attività di mediazione e traduzione per gli ingombranti ospiti del paese, riuscendo, spesso e fortunatamente, come si legge nel libro, in diplomazie in grado di scaturire ripercussioni molto più pesanti.

A tanti altri paesi d’Abruzzo, come Gessopalena, Capistrello e Pietransieri, questo purtroppo non riuscì.

Le memorie di Ester Brown Nannarone rappresentano un interessante spaccato di quella “resistenza silenziosa“, o “umanitaria“, come fu definita l’attività della popolazione abruzzese, isolata – quando non proprio abbandonata – in zone in cui non arrivavano notizie dal mondo esterno, di auto-organizzarsi in funzione di una morale non distinta tra avversari e alleati politici, ma tra affamati e non, sciacalli e solidali, giustizie e ingiustizie.

Un approccio ben descritto dalle parole di Elsa Morante, testimone come Ester di quegli anni incredibili:

L’umanità, per propria natura, tende a darsi una spiegazione del mondo, nel quale è nata. E questa è la sua distinzione dalle altre specie. Ogni individuo, pure il meno intelligente e l’infimo dei paria, fino da bambino si dà una qualche spiegazione del mondo. E in quella si adatta a vivere.

Quello che pubblichiamo è il racconto di Ester, una donna fiera delle sue origini e innamorata del suo paese adottivo. Un racconto di quelli che, messi insieme, formano la Storia. La nostra e quella di un’intero Paese.

A.S. – Gotico Abruzzese

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Nota introduttiva.

Mia nonna Ester è morta nel 2011, alle soglie dei cento anni.

Nei suoi ultimi anni, Ester sembrava non voler abbandonare quel corpo diventato ormai fragile ed esile ma che – raccontava – ne aveva viste così tante durante la sua vita: mia nonna riusciva a trovare gioia ed allegria in ogni giorno in più passato al mondo.

Era una donna radiosa, a suo modo estroversa ma allo stesso tempo austera e severa. Per capirci, non era la classica nonna tutta merende e comprensione. Non mi ha mai cucinato una torta o comunque non l’ho mai vista fare molte di quelle cose che vedevo fare alle nonne dei miei amici.

Mia nonna, principalmente, mi raccontava storie.

Ho dei ricordi vividissimi della sua versione di Hansel e Gretel e, se chiudo gli occhi, riesco a vedere le mie mani di bambino con qualche briciola del suo Pollicino.

Se ci ripenso oggi, tutte le sue fiabe erano fiabe dei fratelli Grimm e il motivo è piuttosto semplice: mia nonna era nata in Svizzera, a Baden, una cittadina termale nei pressi di Zurigo ed era del tutto naturale che le fiabe che avesse da raccontare fossero tutte di tradizione germanica.

Come arrivò a Scanno – luogo che più gotico e più abruzzese non ce n’è – e come ci si ritrovò nel settembre del 1943, è anche quella una storia, ma non conta in questa sede: basti sapere che Ester, per quanto orgogliosamente straniera, si sentiva scannese.

Anche lei era a suo modo una partigiana. Non per un partito, non per una fede, né tantomeno per un’idea: Ester parteggiava per la libertà e contro le ingiustizie; per la solidarietà contro l’arroganza e la prevaricazione. La sua piccola guerriglia la fece per le strade di Scanno: aiutando la gente del paese a rischio della sua stessa incolumità.

Si capirà bene nel corso del libro, quando mia nonna deciderà di lasciare Scanno per raggiungere la madre in Svizzera perché spaventata dai tedeschi che volevano sequestrarla come traduttrice: Ester non aveva paura di morire. O almeno, preferiva morire piuttosto che perdere la sua libertà.

Quello che consegno oggi alle pagine di Gotico è il racconto di una donna qualunque, con il suo vissuto, le sue paure, la sua umanità. Una piccola storia, come quella di tanti altri che hanno vissuto una tragedia immane come una guerra. Memorie di gente normale che oggi sta a noi riscoprire e tutelare fino a renderle patrimonio culturale a disposizione di tutti. Non un testo da studiare ma un invito alla riscoperta delle proprie radici, un invito a rovistare nelle soffitte e nei vecchi bauli per ritrovare e condividere con tutti i diari di chi ha vissuto eventi così tremendi; un invito ad approfittare degli ormai pochi superstiti di quel periodo per goderne della voce e dei racconti. Un invito, infine, a non dimenticare che la parte più viva e importante della nostra storia, siamo noi stessi.

Andrea Frenguelli, 25 Aprile 2020

 

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