L’ORO D’ABRUZZO: LA STORIA DI GIULIO GARZISI

Testi Antonio Secondo | Fotografie Daniele Campea

Rinunciare ad un posto fisso come dipendente di una multinazionale per tornare a casa a fare ciò che si ama. Questa è la storia di Giulio Garzisi, comune a quella di moltissimi altri abruzzesi che da qualche anno scelgono di tornare a casa per investire nel territorio d’origine.

È una leggenda, una di quelle storie di paese tanto care ai borghi dell’entroterra abruzzese, a legare da sempre a doppio filo due realtà in completo contrasto tra loro, come la caotica e sempre attiva Milano, capitale italiana del glamour e della bellavita, e la tranquilla e montana Valle Subequana, appendice dell’Abruzzo aquilano, celebre per i suoi antichi castelli fortificati e per le eccellenze del proprio territorio.

La leggenda è quella di un semplice garzone di bottega che stremato dalla lunga carestia del suo paese natale negli Abruzzi migra nel capoluogo meneghino in cerca di fortuna. Qui, con pochi soldi e molti sacrifici, riesce ad aprire una modesta osteria, ma non disponendo dei fondi necessari per acquistare carne ed altre costose pietanze serve ai suoi clienti solo umili piatti di riso in bianco. Un giorno, avendo a disposizione una piccola quantità di zafferano ricevuta a mo’ di compenso da un pittore squattrinato, ne aggiunge un pizzico al risotto del giorno dando così origine al celebre “risotto alla milanese”, oggi servito in ogni ristorante della città.

Un emigrante, un viaggio, la scoperta di un nuovo mondo, la fortuna.

Quella di Giulio Garzisi è per certi versi una storia simile e allo stesso tempo diametralmente opposta.
Sulmonese classe ’87, Giulio si è laureato in Economia presso l’Università degli Studi de L’Aquila appena qualche mese dopo il sisma del 2009, conseguendo poi un master in Management d’impresa presso l’Università romana di Tor Vergata e approdando infine nella Milano dei giovani in cerca di futuro, dove entra a far parte della KPMG, multinazionale di consulenza aziendale, partner di noti brand italiani ed internazionali quali Auchan, la Rinascente e SMA.

zafferano di navelli

Giulio

Tutto bene, tutto a posto dunque, anni di sacrifici accademici ripagati con un impiego ben retribuito che di lì a breve si sarebbe tramutato nel tanto agognato posto fisso. “Milano l’è bela” recita una vecchia canzone popolare, e per un giovane che sembra raggiungere un traguardo tanto ambito lo è ancora di più, ma nel cuore di Giulio preme ancora il ricordo della sua terra d’origine, di quelle incontaminate montagne che poco hanno a che fare con i freddi monoliti di cemento del nuovo quartiere in cui si è stabilito.

Così, nello stupore generale di parenti e datori di lavoro, sceglie di licenziarsi e tornare nella sua terra natia per perseguire un altro obiettivo, quello di vivere e lavorare nel luogo che ama. Conserva da sempre un’innata passione per lo zafferano e, da abruzzese, è cresciuto con l’idea che il migliore di sempre sia quello prodotto a Navelli, così ha deciso di iniziare a coltivarlo.

Lo andiamo a trovare di buon mattino, col sole ancora nascosto tra le spesse nuvole autunnali, nel piccolo borgo di Gagliano Aterno, paesino subequano a poca distanza da Sulmona, nella casa di proprietà dei suoi nonni in cui ora risiede. E’ sorridente e inizia subito a illustrarci la sua attività mentre percorriamo le strette e scoscese strade di montagna in direzione di Goriano Valli, comune dell’area DOP del pregiato fiore, in cui la sua famiglia possiede alcuni vecchi pascoli riconvertiti ora per la coltura del Crocus Sativus.

valle subequana

Crocus Sativus

I comuni dell’area DOP, cioè quelli entro i quali il prodotto è da considerarsi di origine protetta, sono circa una ventina. Quasi tutti hanno meno di mille abitanti, un piccolo bar e qualche attività commerciale improntata sull’indispensabile. Una lingua di terra che da Molina Aterno, alle porte della Valle Subequana, arriva fino a L’Aquila snodandosi tra brulli tratti di niente in cui la montagna, con i suoi feroci paesaggi, la fa ancora da padrona.

Arrivati sul posto ci danno il benvenuto un gruppetto di amichevoli cani da pastore, che qui operano per proteggere le stalle con gli animali d’allevamento di proprietà dello zio di Giulio. I cani hanno un gran da fare ultimamente: alcuni lupi si aggirano costantemente nella zona da settimane e solo qualche giorno prima del nostro arrivo, sette vitelli sono stati predati senza che questi impavidi guardiani siano riusciti contrastarli.

Il campo adibito alla coltura è piccolo, appena 300 mq di terreno, e ben recintato: la delizia di questo rinomato prodotto non è nota esclusivamente a ristoratori e consumatori dal palato fine, ma anche dalle nutrite schiere di talpe e cinghiali che si aggirano nel circondario facendo scempio dei campi. Il raccolto della mattina è buono, circa 600 fiori per un totale di 1800 stimmi, che Giulio raccoglie in una manciata di ore accumulandoli in una cesta di vimini ben salda a tracolla.

zafferano giallo

Per 1 grammo di prodotto occorrono all’incirca 150 fiori, che comunque perderanno una piccola percentuale di peso durante l’essiccazione. Ogni aspetto della lavorazione, dalla preparazione della terra al confezionamento, prevede una dedizione certosina. La porzione di campo su cui quest’anno Giulio ha concentrato la coltivazione è stata resa fertile dalle greggi che vi hanno pascolato nei mesi precedenti, ed è stata opportunamente spietrata a mano da lui stesso che ammette, senza nascondere un certo orgoglio, di aver fatto tutto da solo impiegandoci diversi giorni.

Io sorrido perché rivedo in quest’affermazione la testarda tenacia del giovane Berardo Viola, personaggio nato dalla penna di Ignazio Silone, emblema del più fiero ed impavido carattere abruzzese.

zafferano garzisi

Il raccolto della giornata

Finita la raccolta Giulio ci invita a seguirlo nella sua abitazione per mostrarci il processo di essiccazione. Qui, seduto dinnanzi ad una brace realizzata con ceppi di mandorlo e ciliegio, risponde alle mie domande illustrando i successi fino ad ora acquisiti dal suo prodotto con una modestia invidiabile.

Si perché oltre ad una medaglia d’argento per il packaging innovativo e di design guadagnata durante il concorso nazionale A’Design, lo zafferano Garzisi sta rapidamente diventando un’eccellenza culinaria tra i migliori chef italiani, tanto che Gambero Rosso lo ha inserito tra i Top Quality Food 2016 e il cuoco di fama internazionale Davide Oldani lo ha scelto come partner ufficiale per il suo stand ad Expò.

top quality food

Zafferano Garzisi all’interno della guida “Top Quality Food&Beverage 2016” del Gambero Rosso

Grandi successi dunque, che fanno eco alle grandi problematiche dell’imprenditoria italiana caratterizzata come sempre da una lenta e macchinosa burocrazia che non sta al passo con gli imprenditori, soprattutto quelli più giovani, e da enti e bandi di concorso per finanziamento di attività lavorative che sempre più spesso sembrano penalizzare più che aiutare chi sceglie di seguire la propria strada. Sarà anche per via di questo che dai 50 kg zafferano certificati dalla Regione Abruzzo prodotti nel 2009 si è passati ai soli 13 dello scorso anno.

zafferano dell'aquila

Lavorazione del prodotto

Sarà per questo che Giulio è al momento il più giovane produttore dell’area DOP che ha deciso di investire nel proprio territorio e nelle sue eccellenze a scapito di un settore caratterizzato dalla tarda età dei suoi protagonisti e dalla continua migrazione dei suoi nuovi talenti. E forse è in parte per questo che attualmente il territorio aquilano non riesce ad imporre il proprio zafferano sul mercato alla pari dei grandi maggiori produttori internazionali quali Spagna, Iran ed Emirati Arabi, che pur contando sui grandi numeri non riescono a raggiungere l’eccellenza di un prodotto tanto ineguagliabile.

zafferano costo kg

Essiccazione dello zafferano sul bracere

Eppure, nonostante tutto, Giulio appare fiducioso, forte del suo personale background acquisito in anni di studio e lavoro, tanto che per il prossimo anno ha deciso di incrementare la produzione ed implementare i prodotti offerti dal suo brand, realizzando, oltre ai semplici stimmi di zafferano in barattolo, al miele allo zafferano e alle confetture attualmente in commercio, un nuovo ed esclusivo liquore aromatizzato.

Andare avanti non è semplice” – ammette – “e più volte ho pensato di mollare”.

Ma la sera quando torna a casa, mentre gli stimmi seccano sulla tiepida brace del camino e il paese si prepara alla notte, Giulio compila il diario di campagna tirando le somme della produzione giornaliera e forse del suo intero percorso professionale, e pensa che, nonostante tutto, va benissimo così.

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Antonio Secondo

About Antonio Secondo

Vivo a Sulmona (AQ), dove sono nato e dove da qualche anno ho deciso di tornare a vivere. Mi occupo di web content e redazione di articoli, saggi e sceneggiature. Dall'autunno del 2013 sono inoltre editor di Gotico Abruzzese, un progetto nato con l'intento di raccontare un Abruzzo onirico e fuori dall'ordinario.

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