ABRUZZO DA INCUBO | INTERVISTA A DANIELE CAMPEA

Daniele Campea

Regista e compositore, l’onirico cinema di Daniele Campea mette in scena personaggi in perpetua lotta con sé stessi e col mondo. Il suo ultimo cortometraggio Baùll, una storia ambientata in un crudo e claustrofobico paesino abruzzese degli anni ’50, si è aggiudicato il primo premio del Settimo Senso Film Festival della città di Pescara e guadagnato numerose menzioni di merito in altri festival italiani e stranieri finendo inoltre per essere proiettato fuori concorso durante l’ultimo Festival del Cinema di Cannes.

Sulmonese, classe ’82, Daniele Campea vede nel suo cinema la rivalsa di un territorio, quello abruzzese, che da sempre – come confessa lui stesso – con le sue storie e le sue ambientazioni è per lui fonte di grande ispirazione e orgoglio. Oltre a Baùll Campea ha firmato la regia dei cortometraggi La Vittima e Ritratto dal Vero e, più recentemente, dei videoclip musicali delle metal band Dope Stars Inc. e Remains in a View.

1. Ciao Daniele, come nasce la tua passione per il cinema?
Nasce da bambino, quando saccheggiavo la collezione di film di mio padre. Era la collana di film in vhs dell’Unità, una vera e propria scuola di cinema per me. Mi sbalordiva la capacità che avevano quelle immagini di restare nel mio immaginario, nei sogni come negli incubi. Ancora oggi ho dei ricordi vivissimi di alcune sequenze dei film di Coppola, Chaplin, Pasolini, Fellini, Kubrick, Hitchcock, Murnau, Lang e tanti altri che vidi da bambino insieme a mio padre. Magari non capivo granché delle storie, ma le immagini e le musiche erano qualcosa di potentissimo che mi porto ancora dentro.

2. Affermi spesso che a tuo avviso il neorealismo in Italia non è mai finito. E’ una teoria che trovo molto interessante, potresti illustrarla?
E’ un’idea basata più che altro sullo spirito con cui si fa un certo cinema. Il neorealismo è stato un momento d’oro per la nostra cultura, da cui tutto il mondo ha imparato e attinto a piene mani. La volontà di raccontare una realtà, anche con pochissimi mezzi e anzi facendone una virtù, è qualcosa che oggi dovremmo recuperare, appunto nello spirito, perché il cinema può nascere da qualunque contesto. Il rovescio della medaglia, però, è che molti sono rimasti legati allo stile neorealista come ad un dogma, dimenticando che all’epoca il neorealismo fu un movimento di rottura rispetto al passato, profondamente innovativo nelle sue soluzioni. Molti guardano allo stile neorealista come all’unico modo serio ed intellettuale di raccontare una storia, e lo trovo estremamente fastidioso, oltre che snob.

L'attore Mario Massari nel cortometraggio "La Vittima", regia di Daniele Campea

L’attore Mario Massari nel cortometraggio “La Vittima”, regia di Daniele Campea

3. Sei molto legato alla tua terra e nel tuo ultimo cortometraggio Baùll hai deciso di raccontarla a modo tuo. Secondo te esiste, o potrebbe esistere, un genere “abruzzese”?
Potrebbe certamente esistere, l’importante è elaborare un linguaggio il più possibile personale e libero dai condizionamenti “esterofili” che oggi vanno per la maggiore. Un’altra cosa fondamentale è il lavoro congiunto, è sbagliato e anche dannoso chiudersi a riccio e coltivare il proprio orticello. Il caso di Baùll è esemplare: se non ci fosse stata la volontà di unire le forze, a partire dal racconto di Antonio Secondo, dalle scenografie di Gianni Colangelo Mad, dall’entusiasmo degli attori che hanno abbracciato il progetto e dalla mia convinzione che tutto questo potesse dar vita ad un film suggestivo, probabilmente la cosa non sarebbe neppure nata. L’Abruzzo ha un enorme potenziale narrativo e visivo, non è un segreto, ma per far decollare una “scena” abruzzese c’è bisogno del contributo di tutti, senza ridursi a guerre tra poveri che non portano a niente.

4. Quali sono gli argomenti che preferisci trattare nel tuo cinema?
Sono affascinato dal tema del doppio, della maschera, dell’aspetto dionisiaco della realtà. Sono temi che ricorrono nelle storie più disparate, dal dramma intimista girato in una stanza fino al film d’avventura. La maschera seduce e inganna, spaventa e rassicura, indossarla può farci sentire più forti nelle relazioni personali, ma al tempo stesso rischiamo di perdere la nostra identità e non poter più tornare indietro. E’ anche un gioco di equilibri, di pieni e di vuoti, tra momenti più convenzionali, rigorosi, ed improvvise esplosioni di libertà creativa. Questa continua alternanza è ciò che più amo.

5. Quali sono i luoghi abruzzesi che più suscitano o hanno suscitato in te emozioni e idee per il tuo lavoro?
Complice il mio luogo di origine, sono molto legato ai luoghi di montagna e in particolare alle zone della Majella e alla sua aura mitica. In generale le zone interne, i boschi e le valli sono veri e propri rifugi mentali per me e grandi fonti di ispirazione.

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Baùll, di Daniele Campea (2013)

6. Si è parlato molto della costituzione di una film commission nella regione Abruzzo e sembra che forse le acque in questi ultimi tempi si stiano muovendo positivamente. Cosa pensi dei recenti sviluppi in merito a questo argomento? Perché a tuo avviso c’è voluto così tanto prima che si iniziasse a lavorare concretamente, nonostante l’Abruzzo sia un set naturale per diversi generi cinematografici?
Spero che la film commission diventi una realtà concreta in tempi brevi e non finisca per essere l’ennesimo proclama del politico di turno. Siamo l’unica regione italiana a non averla, nonostante l’Abruzzo sia stato e continui ad essere una risorsa di location naturali che tanti ci invidiano e sanno sfruttare meglio di noi. Anche in questo caso è importante imparare a fare sistema, a collaborare invece di boicottarsi a vicenda, ma non mi faccio troppe illusioni al riguardo. Se esistesse una vera cooperazione tra enti locali, società di produzione e professionisti, allora la film commission avrebbe un senso e svolgerebbe un ruolo attivo, come in Puglia ad esempio. Altrimenti si limiterà ad essere un semplice ufficio informazioni che aspetta che siano gli altri, da fuori, ad interessarsi per primi.

7. Cosa potrebbe fare questa regione per suscitare l’interesse delle produzioni o per agevolare il lavoro di registi come te che vorrebbero lavorare per raccontare la propria terra?
Ormai viviamo in un periodo in cui i grandi investimenti cinematografici italiani diventano sempre più rari, dato che è sempre più difficile rientrare nei costi e magari guadagnarci qualcosa. Ma è anche vero che le nuove tecnologie permettono di abbattere molti costi, e girare una film è più facile che in passato. La regione dovrebbe rendersi conto di questa situazione e sostenere nuovi progetti senza sborsare cifre astronomiche, ma con la consapevolezza di contribuire alla formazione di una vera e propria industria che può generare guadagni anche consistenti. Innescando un meccanismo virtuoso di sostegno alle produzioni locali si può rimettere in piedi un’intera economia.

Gli attori Marcello Sacerdote e Nausica Pizzi in una scena di Baùll

L’attore Marcello Sacerdote in una clip di Baùll (2013)

8. A cosa stai lavorando ultimamente?
In questo momento sto pianificando la produzione di un lungometraggio tratto dal romanzo “Esecuzione”, di Angela Capobianchi, un thriller di grande atmosfera ambientato nel mondo della musica classica. Ho lavorato alla sceneggiatura insieme all’autrice e allo scrittore Fabrizio Di Marco, e al momento siamo in trattative con alcuni produttori. Il film sarà girato interamente nella città di Pescara, e in questo caso una film commission attiva e l’interesse degli enti pubblici ci sarebbero di grande aiuto. Un altro progetto, più sperimentale, riguarda la realizzazione di un lungometraggio tratto dal Macbeth di Shakespeare, e più precisamente dall’adattamento in chiave contemporanea della tragedia ad opera di Claudio Di Scanno, che andrà in scena con lo spettacolo “Immagini dal Macbeth”, dal 24 al 31 luglio presso l’ex stabilimento Heineken di Popoli.

9. Lasciati andare per un momento e salutaci con la scena di una tua ipotetica sceneggiatura che abbia con sé gli elementi più cari a Gotico Abruzzese: vai!
Il ragazzo si ritrovò solo, nella piazzetta deserta del paese, mentre i rintocchi della campana suonavano la mezzanotte. Le luci dei lampioni si spensero in un attimo ed un vento improvviso, dalla cima boscosa della montagna, discese giù fino al paese, facendo risuonare ogni stradina col suo canto sibilante. E in quell’istante, il ragazzo avvertì la presenza di due occhi che dal buio lo fissavano, mentre si facevano via via più brillanti e vicini. Prima che riuscisse a pronunciare una sola parola, il ragazzo vide emergere dall’ombra della notte una ragazza di una bellezza abbagliante, dai lunghi capelli neri e dagli occhi simili a quelli di un animale selvatico. Lei si avvicinava sempre di più, e fu enorme la sorpresa del ragazzo quando vide che la splendida ragazza, al posto di gambe umane, aveva zampe di lupo.
Uno spunto per un film che ho in mente da un bel po’…. :)

Info e collegamenti:
Daniele Campea
 | La Vittima | Ritratto dal Vero

Antonio Secondo

About Antonio Secondo

Vivo a Sulmona (AQ), dove sono nato e dove da qualche anno ho deciso di tornare a vivere. Mi occupo di web content e redazione di articoli, saggi e sceneggiature. Dall'autunno del 2013 sono inoltre editor di Gotico Abruzzese, un progetto nato con l'intento di raccontare un Abruzzo onirico e fuori dall'ordinario.

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